Blog di Rougho, il Fisico Polemico

Orgogliosamente laureato a "La Sapienza", allievo di cattivi maestri
mercoledì, 04 novembre 2009

Fra il pallone e Pro Evolution Soccer

Il primo collegamento internet d'Italia è quello del CNR di Pisa, nel 1986.

Nel 1986, per la precisione ad ottobre, in un ospedale anconetano mio padre, all'epoca molto meno canuto di oggi ma altrettanto baffuto, mi assestava un sonoro sganassone per moderare il caos che io, geloso marcio, opponevo al dirottamento di attenzione del parentado tutto da me a mia zia prima, e a mio cugino strillante e coperto di placenta poi.

A quell'epoca io avevo quattro anni scarsi, e gente un bel po' più vecchia di me e dei miei stessi genitori stava facendo prove tecniche di futuro, mettendo per la prima volta in rete il nostro Paese. Oggi, su un treno molto più vecchio dei miei genitori, scrivo questo post su un Mac di due anni (quasi obsoleto), ascoltando De Gregori con l'iPod, buttando un occhio al cellulare che potrei usare per mettere in rete il mio portatile (ma non lo faccio perché costa caro) e seguendo l'ora su un orologio meccanico a pila, ma che sospetto sia stato progettato con l'equivalente orologistico di Autocad.

Autocad è proprio un ottimo esempio di ciò di cui vorrei parlare qui. Mia zia, architetto come una buona fetta della mia famiglia, mi raccontava tempo fa della fatica che ha fatto a riprendere in mano una matita per modificare un progetto dopo essersi abituata a usare il computer per i suoi disegni. E dire che lei non è neanche una nativa tecnologica come lo splendido nipotino di G., che crescerà in un mondo permeato di tecnologia come il nostro lo è stato (ed è) di corruzione politica. La Storia, come viene definita nei libri di scuola, si distingue dalla preistoria con lo spartiacque della scrittura; Gutenberg ci ha messo del suo per imprimere un'ulteriore accelerazione; oggi, la Storia si spacca a sua volta in un prima e in un dopo, e il tratteggio che separa queste due ere è dato da Internet. Per quanta vaghezza possa esserci nello stabilire il preciso momento della separazione, l'indeterminatezza non sarà mai superiore ai cinque anni prima o dopo l'attivazione del primo sito internet, quello del Cern.

Ed è proprio la rapidità della suddetta transizione ad aver creato una razza umana molto speciale: noi. Noi che siamo nati in un'Italia di figurine e Ken Shiro e viviamo la nostra adolescenza fra Second Life e Facebook.

La mia generazione, quella dei nati a cavallo fra la fine dei '70 e l'inizio degli '80, è drammaticamente nostalgica: ci avete mai fatto caso? Su Facebook abbondano gruppi che raccolgono le memorie di quel glorioso periodo in cui ci si emozionava ancora con i giochini delle merendine Kinder; conosco persone per cui la politica è solo una futile perdita di tempo che sarebbero disposte a dedicare la propria vita alla reintroduzione dei Soldini Mulino Bianco; usiamo il più moderno social network, magari da un iPhone mentre ci accingiamo a partire per un convengno di Artificial Intelligence negli USA, per ricordarci l'un l'altro di quanto erano fighi gli Sgorbions. Siamo stati gli ultimi adolescenti a usare il telefono pubblico per avvertire casa che avevamo perso l'ultimo autobus, quello di mezzanotte, e se per favore mi venite a prendere. Insomma, per farla breve, siamo gli abitanti della Terra di Mezzo.

Le divagazioni nostalgiche potrebbero spingere ad una sorta di saudade per un intonso passato più puro e naturale, privo di tecnologia, come l'abbiamo vissuto noi, solo pallone, polvere, figurine, tv, pane burro e marmellata. Ma sarebbe un delirio, la Storia è in fuga e non possiamo certo perdere il treno. Inoltre va da sé, tutto quello che la tecnologia ci sta portando è potenzialmente un che di favoloso: abbiamo una tale ricchezza di mezzi e di soluzioni che solo oggi possiamo sperare di porre un rimedio ai danni della preistoria teconologica, dalla Rivoluzione Industriale al boom dei motori a scoppio nel mondo in via di sviluppo. E poi c'è un altro aspetto da considerare.

Proprio oggi, in treno, ho letto su Wired un articolo che mi ha permesso di mettere a fuoco una riflessione che stavo facendo da parecchio tempo. Da giorni rimuginavo sulla cosa seguente: per quanto avanzata possa essere una tecnologia, in mano nostra sarà sempre sporca. Un ottimo esempio di ciò che intendo è Guerre Stellari: non la grandiosità delle lucide navi dell'Impero ma le polverose officine del sabbioso mondo del giovane Skywalker. Tutto ciò che costruiamo non è progettato per funzionare nell'asettico ambiente dello spazio intergalattico, ma per finire in mano a un grassoccio signore del Texas o una indaffarata manager praghese, che useranno il fiore all'occhiello della tecnologia umana -sia esso un laptotp, un cellulare o un iPod- come un qualunque oggetto del proprio quotidiano, buttato in mezzo a una borsa fra rossetti e kajal o sul tavolo da pranzo a rischio ketchup.

L'articolo cui facevo riferimento parlava del fenomeno del "good enough", ossia del successo planetario di tecnologie tutt'altro che eccellenti dal punto di vista della qualità (mp3 che distorcono musica, fotocamere digitali da pochi pixel, telefoni voip come Skype) ma ricche delle monete del futuro: basso costo e flessibilità. I produttori di tecnologia si sono accorti che alla gente non gliene frega nulla di avere una qualità da gommalacca per ascoltare un brano in metropolitana, né l'utente medio è contento di avere un photoshop incorporato nella macchina fotografica se non sa nemmeno da dove si accende: la vera ricchezza sta nel portare alla gente una tecnologia immediata, di facile utilizzo, che entri a far parte della vita quotidiana con la semplicità con la quale ci sono entrati telefono, frigo e lavatrice nei ruggenti anni '60.

Quando ero piccolo io un gioco che andava per la magiore era "Forza 4"; un'altro che impazzava era un accrocco di plastica giallo con una specie di percorso da far fare a una pallina metallica: si pilotava con un solo pulsante. Oggi l'iPhone del mio coinquilino -non posso vedere quell'oggetto senza concupirlo!- ha un numero spropositato di applicazioni e giochetti che fanno impazzire persino uno scettico storico nei confronti dei videogames come me. Ma la bellezza, almeno per come la vedo io, sta nella polvere che si accumula negli interstizi fra il telefono e la fodera, nelle ditate che il mio capo lascia con entusiasmo sullo schermo del mio Mac, nei violenti colpi che il mio collega Francesco vibrava alla povera tastiera del computer, insomma nel trattare la tecnologia come quello che -ed è qui il bello- essa è: una cosa umana. Che come tale nasce, si ammira, si usa, si sporca, si rompe e si butta. L'iter, che si parli di computer o di scarpe, è sempre lo stesso.


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Ah, per inciso: buon 4 Novembre.



 
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categorie: computer, società
lunedì, 26 ottobre 2009

Cinismo 2.0

Ore 22:47 di venerdì 23 ottobre 2009.
Mi trovo seduto su una panchina della stazione di Trieste. Sono in attesa che G. arrivi al termine di un viaggio reso difficile e precario da un tentato suicidio fra Torino e Milano. Non provo nessun sentimento di compassione per chi cerca la morte sotto un treno; non voglio passare per cinico o mostro, sono consapevole (almeno penso di esserlo) della tragedia umana che una persona deve avere alle spalle per prendere una decisione simile, e tuttavia non capisco né giustifico un atto così egoista nei confronti delle tante persone che subiscono danno per questo gesto. Tali riflessioni mi hanno portato a pensare a due cose: la prima è il numero di persone che ogni sacrosanto giorno trovano la morte sotto i binari dei treni italiani. E' allucinante pensare quanta gente si tolga la vita in Italia nel 2009, ed è ancora più spaventoso pensare che i suicidi delle FS sono solo una piccola frazione del totale, la frazione più evidente. Siamo nel G8 e decine di nostri connazionali si ammazzano ogni settimana senza nemmeno la scusa del clima scandinavo. L'altro pensiero che mi ha colpito è come la tragedia della morte di una persona si diluisca in fastidio arrecato a tante altre -i pendolari- cui questa tragedia arreca ritardo. E' quasi grottesco pensare seriamente frasi quali "che palle, se n'è ammazzato un altro". Non è nulla di simile alla distrazione o alla superficialità con la quale apprendiamo la morte di qualcuno che ha fatto un incidente in auto, o è stato ucciso per errore in una sparatoria o altro; è un'irritazione che deriva da un gesto che interpretiamo quasi come un dispetto, una mancanza di rispetto per la gente che lavora e non può perdere tempo perché un povero depresso ha deciso di farla finita trascinando con sé tutti i filistei, almeno per mezz'ora in zona Novara. E sia ben chiaro, le mie riflessioni non sono di critica verso chi le fa,poiché io sono il primo a farle. Sono proprio di stupore per il fatto che siano così naturali.

Update: sembra che la causa del ritardo del treno di G. non fosse un suicidio ma un non meglio precisato "investimento". Va da sé che la non intenzionalità del gesto non renderebbe applicabile a questo caso le riflessioni di cui sopra.
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categorie: viaggi, dolore, treni
giovedì, 08 ottobre 2009

LODOvremo raccontare ai nostri figli

Parleremo loro di un signore che per quindici anni è riuscito a evitare un giusto processo, inserendosi nel tessuto dello Stato senza scardinarlo, come fino ad allora avevano fatto la mafia e la loggia massonica di cui egli stesso era membro, ma piegandolo a proprio vantaggio; narreremo di una società complessa, vischiosa, multiforme e policroma schiacciata nella claustrofobica gabbia di tre-quattro partiti, sempre meno rappresentativi delle istanze culturati del Paese (soprattutto a sinistra...); non ci esimeremo dal descrivere con dovizia di particolari il progressivo sgretolamento della morale comune, la transizione dall'ipocrita etica cattolica all'esaltazione della pacchiana virilità, al culto del capo sopra ogni altro valore, alla difesa del cattolicesimo più oltranzista in diretta opposizione a nuove forme di società multiculturale, multirazziale, multireligiosa.

E con voce forse rotta dall'emozione che strozza la gola di chi narra, a distanza di anni, la propria testimonianza di momenti che hanno fatto la Storia, parleremo di quando una decisione da tutti noi inattesa ha ristabilito la forza della Carta fondativa del nostro Paese, di come chi l'attaccava si sia scagliato rabbiosamente contro i suoi difensori con la sola forza delle urla, accusando di faziosità politica coloro i quali non hanno accettato un silente asservimento a chi ha dato alla parola Stato il senso più ridicolo e lugubre da sessant'anni a questa parte.

Ieri un piccolo uomo ha scoperto la più sconcertante delle verità: siamo tutti uguali; se debba essere motivo di gioia o di orrore lo si stabilisce dal modo in cui ciascuno di noi si relaziona agli altri.


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categorie: politica, società, papi, bella vita da fisico, lodo alfano
mercoledì, 07 ottobre 2009

Lettera aperta a Vittorio Zucconi - direttore di Repubblica.it

Eccovi il testo di una lettera che ho inviato a Vittorio Zucconi, direttore di Repubblica.it, in merito alla strabordante presenza di gnocca nelle gallerie del sito.


Alla cortese attenzione del Direttore di Repubblica.it
Vittorio Zucconi

Stimato Direttore,
Come tante persone in questo Paese sono un attento lettore del quotidiano da Lei diretto, non solo del cartaceo ma anche e con particolare assiduità della versione on-line. Ed è a proposito di quest'ultima che mi trovo qui a scriverLe.

Da lunghi mesi nel nostro Paese un acceso dibattito pone al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica il tema del corpo delle donne, anche grazie all'ottimo documentario di Lorella Zanardo. Si discute del ruolo che l'immagine femminile riveste nella società e in particolar modo nella televisione; delle vestigia del movimento femminista; della metamorfosi della libertà sessuale in libero commercio del corpo femminile, sia quale oggetto sia quale moneta.

Il Suo giornale ha spesso preso in considerazione questo tema, anche aiutando la diffusione del documentario di Lorella Zanardo tramite Repubblica TV. E' dunque col pensiero rivolto alla virtuosa attenzione offerta da Lei e la Sua redazione verso questo importante e attuale argomento che osservo, sempre più perplesso, l'apparire quotidiano sulla prima pagina del Vostro Repubblica.it di numerose gallerie fotografiche dedicate all'immagine femminile. Se da un lato queste immagini sono chiaramente al di sopra dell'imperante cattivo gusto che pervade tanta pubblicità, non può, dall'altro, passare inosservata una presenza di fotografie di donne nude o seminude che raramente trova un corrispettivo nei siti on-line di importanti giornali europei e internazionali, fra i quali immagino anche La Repubblica auspichi di essere annoverata. La fisicità della forma femminile è indubbiamente motivo di gioia per gli occhi di chiunque, uomo o donna, purché venga descritta e rappresentata con intento artistico. D'altronde, il pletorico uso di immagini femminili che si fa nel sito del Suo giornale rende poco onore all'intento di rispetto della donna del quale giustamente siete stati fautori in più sedi.

Le domando dunque, signor Direttore, se non sarebbe opportuno in tal senso un cambio di rotta sulle scelte in merito alle gallerie fotografiche che appaiono sul Vostro sito. Non mi si accusi di ingenuità se mi permetto di avanzare una proposta orientata in direzione così opposta alle più elementari leggi di mercato, che vogliono una relazione di proporzionalità diretta fra la quantità di nudo femminile in copertina e il numero di copie vendute. Si rifletta, piuttosto, sul rispetto che una simile scelta farebbe guadagnare al giornale che volesse rinunciare a questo strumento -triste più che immorale- per aumentare la tiratura o il numero di contatti, in favore di una posizione ferma nel dibattito sul ruolo che la donna merita a pieno diritto di ricoprire in una società moderna.

Consapevole della complessità dell'argomento trattato in queste righe, ma fiducioso nell'ideale di giornalismo serio ed etico che sospinge il Suo lavoro, le invio i miei più

Cordiali Saluti

R.P.
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categorie: donne, giornali, repubblicait
domenica, 04 ottobre 2009

Piazza del Popolo. Libero.

Ieri c'è stata la manifestazione per la libertà di stampa. Oggi leggo che Mussol... pardon, Minzolini, padre-padrone del Tg1, ha fatto una comparsata nel proprio tg per dichiarare la propria incomprensione delle ragioni di una simile manifestazione. Non ho avuto il coraggio di vedere il filmato perché oggi è domenica e non volevo farmi andare di traverso il pranzo di papà. Tuttavia non stupisce che un servo obbediente come Minzo abbia fatto una cosa del genere; stupisce piuttosto che gliel'abbiano fatta fare, in quanto il servizio pubblico -tanto incensato da Cicchitti e Bonaiuti vari quando si tratta di dare addosso ad Anno Zero- non può, durante un telegiornale, prendere posizioni politiche in quanto contravviene allo statuto del telegiornale stesso. Ma questo, diciamo, è vero in un paese normale in cui le regole vengono rispettate.

Parliamo invece di ciò che i personaggi come Minzolini, per proprio disinteresse e arrogante servilismo, non sapranno mai, ossia di com'è VERAMENTE andata la manifestazione. Alle ore 15:30, un'ora prima dell'inizio ufficiale della manifestazione, c'era una ressa evidentemente maggiore della quantità di persone che il comune si attendeva, visto che alla fine dell'evento il traffico era totalmente vetrificato in tutto il tridente. E' stata un'esperienza della quale sentivo il fortissimo bisogno: c'era tutta quella fascia di popolazione con la quale ho convissuto per gi anni più formativi della mia Vita, ragazzi, quarantenni, anziani, pensionati, artisti di vario genere, impiegati di ogni sorta, tutti accomunati dall'ingenua convinzione che un paese colto e attento alla verità sia da preferirsi a una repubblica monocratica di veline, economia intrallazzona e affari piduisti. C'era un'allegria serena, convinta, impegnata, l'atmosfera che si può respirare fra chi, ormai esasperato dallo stato di degrado etico e civile che imperversa in questo Paese, reagisce riunendosi per discutere pacificamente senza astio, ma con grande determinazione.

Dal palco è venuto qualcosa che non mi aspettavo: una manifestazione davvero avulsa da logiche di sponsorizzazione partitica, e miracolosamente (si, in Italia è un miracolo) autocritica; i giornalisti lì presenti -mattatore era il buon Vianello di Mi Manda Rai Tre- non si sono autoincensati come qualcuno dei nostri politici, recitando la parte dei buoni maltrattati. Hanno altresì sottolineato più volte le pecche della categoria, stigmatizzando coloro i quali in un contesto che premia chi si piega all'imperium non esitano a piegarsi senza la necessità di imposizione alcuna. Ce li vedete i nostri politici , destra centro e sinistra, fare altrettanto?

Ma soprattutto vorrei spendere una parola di pietà per quelle anime povere che ritengono inutile in una manifestazione per la libertà di stampa in Italia: "in Italia la libertà di stampa c'è, ed è inutile manifestare", essi dicono. Ma valgono alcuni dati di fatto:
  1. in qualunque paese, anche il più virtuoso come l'Inghilterra o gli Stati Uniti, dovrebbe essere un istinto naturale inginocchiarsi davanti a una manifestazione a favore della libertà di stampa, giacché non esistono diritti acquisiti, ma solo diritti da difendere. Guai a coloro che ritengono che la libertà sia un fuoco imperituro che non merita attenzione cura e protezione, saranno i primi a morire nel freddo del regime.
  2. la libertà di stampa in Italia non è messa in pericolo dalla polizia o dall'esercito, come avveniva settant'anni fa; oggi però non è difficile subire ritorsioni per ciò che si scrive, e chi viene attaccato da un giornalista non esita a usare contro di esso l'arma del discredito personale. Esattamente ciò che fa la mafia: ingenerare il sospetto che chi denuncia sia immeritorio di fiducia.
  3. la stampa è libera e pluralista, dicono. Vero: ma i giornali in Italia li legge un'élite ridottissima. Inoltre i programmi di dibattito, pur presenti nelle reti pubbliche, sono seguiti in larga parte da un pubblico polarizzato già in una certa direzione, mentre i telegiornali, che sono la principale fonte d'informazione per il 70% degli italiani, non possono essere faziosi, e invece lo sono.
  4. il conflitto d'interessi c'è. Punto. Anche se fosse vero che Berlusconi, come dice lui, non telefona mai agli uffici Mediaset da quando è premier -e non vi dico quanto ci sto a credere- resta il fatto che i suoi figli sono i direttori di quell'azienda; possedere un simile mezzo d'informazione dovrebbe naturalmente escluderne il proprietario dalla vita politica di un paese, ed è triste che gli italiani non lo capiscano.
E' stata una bellissima giornata quella di ieri, piena di spunti di riflessione e di dibattito, portati avanti da persone ormai slegate dagli schemi di partito. Era significativo il fatto che la stragrande maggioranza delle persone presenti non era lì con lo scudo di un partito - non badate alle bandiere: sono grandi e si fanno notare, ma a reggere le aste erano pochi. Alcuni cartelli attaccavano il PD per le assenze dei venti parlamentari durante le votazioni sullo scudo fiscale: c'è una rivolta nella sinistra che non colpisce i propri dirigenti meno di quanto non colpisca la parte avversa. Ci sarà mai qualcosa simile a destra?

Per concludere, due cose mi hanno colpito. Innanzitutto l'entusiasmo e gli applausi al direttore della FNSI quando ha concluso con "viva l'Italia": la sinistra ormai sembra essere abbastanza matura per svincolarsi da quel distacco da sentimenti di amor patrio che hanno sempre lasciato mano libera al nazionalismo della destra. E poi, chi mai avrebbe detto che una platea marcatamente distante dall'Avvenire ne applaudesse a spellarsi le mani il vicedirettore? Per noi, mi sento di dire, ormai le idee contano di più della tessera di partito. Siamo forse pronti per una rivoluzione culturale?


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categorie: politica, roma, proteste, libertà di stampa, bella vita da fisico
giovedì, 01 ottobre 2009

La medaglia miracolosa

Mi imbatto per vie traverse in questo sito, che sponsorizza la Medaglia Miracolosa: una medaglia raffigurante la Madonna il cui conio è stato ordinato dalla suddetta in persona nel lontano1830, nella Rue du Bac (Parigi). Nel sito viene spiegata la storia della medaglia e si da la possibilita -anzi, si invita ad approfittarne!- di ricevere gratuitamente a casa medaglietta, novena e bollettino per volontarie donazioni.

Se da un lato apprezzo la buona fede -è il caso di dirlo- di gente che, convinta di ciò che fa, si prodiga in odo del tutto gratuito (voglio dare per scontato che non ci sia la fregatura), dall'altro mi lasciano estremamente perplesso due cose. una è il linguaggio, testuale e grafico-visivo: sembra ti stiano vendendo i coltelli del cuoco Tony o le barrette slim-fast. Per un argomento serio come la madre del Dio in terra, forse la sobrietà sarebbe più d'uopo. Ma d'altrone è gente della stessa chiesa di un vecchio tedesco col cappello d'oro e le scarpette rosse di Prada.
L'altra cosa che mi lascia attonito è una questione puramente religiosa. Nel sito si dice:


<<O forse c'è qualcuno, caro al Suo cuore, che è agitato od esposto a qualche tentazione? Dia a questa persona una Medaglia e preghi con fiducia la novena della Medaglia Miracolosa!

Con certezza la Sua preghiera sarà ascoltata. Domandiamo:

* Che la Santa Vergine rafforzi i legami d'amore e di rispetto tra genitori e figli; che mantenga unite le famiglie, aumentando l'amore reciproco tra gli sposi;

* Che Ella restauri la pace e la felicità nelle famiglie sfortunate od affondate nelle sabbie mobili del vizio e della discordia;

* Che accordi la grazia del pentimento e della conversione a coloro che hanno smarrito la retta via.>>

Posso capire chi si affida alla grazia divina, soprattutto per i problemi economici: la sfiga esiste, e magari chi ha perso il lavoro gradirebbe un aiuto dalla Madonna - ed è esattamente in questa direzione che va il nuovo gioco della Sisal che ti dà 4000 € al mese per vent'anni; ma mi sembra una fuga dalle responsabilità e dall'impegno, dal dialogo, dal mettersi a tavolino a parlare quando si tratta di relazioni interpersonali. perché devo pregare per qualcuno che mi è caro, invece di andare lì, metterlo seduto e parlargli?

D'altra parte, sempre Ratzi è quello che risolve ogmi problema pregando per la gente:
<<Il Papa: "Prego per le vittime di Kabul". Ha sempre una soluzione efficace a qualsiasi problema.>> [Spinoza]
piazzato qua da rougho alle ore 17:42 | link | commenti | commenti
categorie: chiesa, papa, madonna
mercoledì, 30 settembre 2009

Pubblicità

Mi sento in dovere di sponsorizzare questo interessantissimo sito, Topini in Fuga.
A domani! :)
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categorie: politica
mercoledì, 30 settembre 2009

Mentre iTunes si aggiorna

Non di rado mi scopro a tenere le cuffie infilate nelle orecchie anche se non c'è musica. Succede perché fra una cosa e l'altra -come epr esempio l'aggiornamento di iTunes, oppure un temporaneo impallamento del computer, o ancora la necessità di silenzio per concentrarmi- è ovviamente molto più semplice tenersi addosso una cosa che non da fastidio, come le cuffiette appunto, piuttosto che levarle e rimetterle.

Nei tortuosi canali della mia mente questo pensiero si intreccia con i concetti di adattamento e abitudine: quante sono le cose che facciamo in modo del tutto automatico, con la testa altrove? Io per esempio devo sempre tornare alla macchina, almeno cento passi dopo averla parcheggiata, perché non riesco a mettere a fuoco il momento in cui mettevo l'antifurto ai pedali e chiudevo a chiave la portiera: eppure erano pochi istanti prima. Ma sono gesti così meccanici che la corteccia sembra delegare una simile bassa manovalanza al cervelletto, e la memoria si rifiuta di registrare simili minuzie.

Oppure, molto più semplicemente, è un problema di concentrazione. Per me la disattenzione è sempre stata un marchio, quasi un problema; nel corso degli anni ho sviluppato un'incredibile capacità di ascoltare le persone, anche annuendo in modo interattivo, e contemporaneamente pensare ai fatti miei (non me ne vogiate, è un difetto, non una strategia!). Ma credo non siano poche le persone in una condizione simile alla mia. Gli stimoli cui siamo soggetti quotidianamente sono numerosi e, con la copia di mezzi d'informazione tecnologici a disposizione, sono aumentati a dismisura; le cose da fare sono tante e ci forzano ad essere multitasking, che ne abbiamo la predisposizione o no.

Sto leggendo, come forse avete letto dal post di ieri, "Marcovaldo" di Calvino. E' un libro deprimente e, per chi non condivide il senso di dolorosa perdita del naturale e del bucolico, anche una 'nticchia irritante (questo, beninteso, non toglie nulla né a com'è scritto né a chi l'ha scritto); ma l'eco dello sconcerto dell'uomo degli anni '60 di fronte a uno stravolgimento come quello che il boom economico ha portato alla sua realtà si sente nelle parole di chi interagisce a forza con i computer con un distacco intatto dl Commodore all'iPhone, e sembra sintomo di una sensazione di inadeguatezza dell'italiano medio rispetto all'Italia, e al mondo, di oggi. Sarà un caso che il modello dominante è un ben povero e risibile misto di virilità mussoliniana, godereccio machismo post-Bella Vita, spregio per il nuovo incompreso (si vedano i fondi statali stanziati per le nuove tecnologie e/o inetrnet), repressione culturale e culto della divisa orwellianamente intessuto di negazione del ruolo ordinatore dello Stato (che è buono se pesta il clandestino ed è intollerabile padrone alla fine dell'anno fiscale).

Il momento storico è di transizione, l'abitudine ormai ci fa camminare mezzo metro sopra eventi e affermazioni che vent'anni fa abrebbero innescato una trasversale sommossa di popolo, e ci adattiamo non alle novità che il progresso tecnologico ci propone in direzione di un progresso sociale, bensì al regresso di una società decadente che trova nella tecnologia strumento di sollazzo come un quartetto d'archi sul lacero Titanic. Mi domando, timoroso, quanto questo sia un fenomeno puramente italiano o se, e in che misura, il resto d'Europa ne sia vittima. Temo, appunto, una risposta che vanifichi anche la speranza nell'espatrio.

Un breve aggiornamento della libreria di iTunes mi ha portato piuttosto lontano. Con questa scusa, però, spero di aver fatto imbarcare anche voi.

 
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categorie: internet, società, papi
martedì, 29 settembre 2009

Celebration

Oggi sono rimasto a casa. Non tanto perché sia il compleanno del Caro Leader - e in quanto tale festa nazionale; più che altro perché ho parcheggiato bene la macchina, il capo è via in conferenza, potevo lavorare senza computer dell'ufficio e ho sentito un impulsivo dovere di celebrare degnamente il fatto che gli operai davanti casa hanno preso, da un paio di giorni, a lavorare piano. Ho dormito nove ore.

Mentre io poltrivo (sognando peraltro la morte di Massimo Cacciari, forse perché ieri l'ho sentito dire un nugolo di atroci stronzate) il buon papi andava in tv a dire che hanno fatto un miracolo ad aspergere case per tutto l'Abruzzo e a chiedere di chiamarlo più spesso ché poveraccio si sente solo. A me sembra un po' lunatico: o sei circondato da topa, o sei solo; deciditi.

Parlando di temi più leggeri, novità di rilievo della giornata: ho scoperto che si possono incorporare in un pdf delle applet per ruotare le molecole a piacimento: so che la frazione di persone alle quali questa cosa frega anche solo un po' è minima, ma per me è una svolta della civiltà! Il pdf sta diventando multimediale come la rete, è il documento del futuro, e un giorno, quando funzionerà in modo interattivo anche sulla carta stampata, non ci sarà più limite alla follia umana! :)

Un'ultima cosa: "Marcovaldo" di Italo calvino è uno dei libri più tristi, dolorosi e deprimenti che abbia mai letto.
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categorie: libri, papi, bella vita da fisico
lunedì, 28 settembre 2009

Risvegli

A più di un mese dal mio ultimo post, rieccomi.
Ormai non si contano più i post nei quali imploro perdono per il tempo strascorso dal post precedente, durante la mia assenza Splinder ha persino avuto modo di rinnovare il sito e io non mi sono accorto di nulla.
No so cosa mi convenga di più, se fare un riassunto delle puntate precedenti o ripartire dal caro vecchio hic et nunc. Penso che per pigrizia, ma anche per pietà nei vostri confronti, sceglierò la seconda possibilità.

Ed esordisco con una piccola considerazione, un nonnulla di televisovo stampo: ieri ho ascoltato il Tg2. Lo so, lo so, ora voi mi direte "ma perché lo hai fatto?", e "lo sai che poi ci stai male!", ma stavo cenando, volevo sentire qualche notiziòla (sapete no, gattini che suonano il pianoforte, nonne che pilotano elicotteri, ufo) e ho compiuto l'insano gesto. Sella delirante parodia di informazione che mi sono autoinflitto due cose mi hanno colpito di più:
  1.  durante il solito, sdilinquito servizio su Sua Reazionaria Santità hanno puntato i riflettori su un evento importante: un ragnetto si è messo a passeggiare su Bianconiglio mentre faceva il suo talk, e lui -chissà se poi se n'è acccorto- lo ha lasciato fare. Ora, degli acuti commentatori hanno avuto l'illuminata idea di paragonare il francescano amore di Ratzi per le creature di Dio alla violenta, barbara e troglodita violenza di Obama contro la mosca. Signore e signori, questa è politica internazionale, mica pizza e fichi.
  2. tema: le affermazioni di Finisulla cittadinanza. Il caro Martinelli introduce il servizio sulla proposta del presidente della Camera di dare "la cittadinanza AI CLANDESTINI". Per chi non si fosse indignato prima ancora della chiusura delle virgolette, tengo a precisare a) la scorrettezza dell'informazione, e b) l'effetto, sicuramente voluto, di allarmismo che questa sonora cazzata può aver avuto sulle fasce più razziste, paurose, negriere, ignoranti e cazzone della popolazione.
Direi che per adesso basta sennò mi rovino il pranzo. Concludo con due novità di rilievo: uno, ho comprato il cellulare nuovo ché l'altro ormai dettava lui le regole su quando potevo parlare e quando no; due, ho comprato persino le scarpe nuove! Un evento! :)
piazzato qua da rougho alle ore 11:58 | link | commenti | commenti
categorie: politica, chiesa, notizie, bella vita da fisico

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