Blog di Rougho, il Fisico Polemico

Orgogliosamente laureato a "La Sapienza", allievo di cattivi maestri
martedì, 30 giugno 2009

Interludio digestivo

Scusate l'assenza. Nella settimana appena trascorsa sono stato a Parma per una conferenza dove ho tenuto il mio primo talk: alla veneranda età di quasi tre anni (di dottorato) era anche ora. E' stata un'esperienza interessante: ho parlato davanti a una platea di fisici sfatti dal talk precedente, che ha sforato e di molto il limite di tempo, e gli argomenti di cui discettavo non erano neanche in cima alla lista dei topic di interesse dell'audience. In ogni caso, parlare e rimanere calmi davanti a gente che non vede l'ora di scappare è una bella palestra di vita: ne sono contento.

La settimana trascorsa mi ha tenuto lontano dalla rete e dalle news: per sapere che è morto Maicol Gecson ho dovuto ricevere un sms da G. Ma è stato terapeutico: lo stress da papi è sceso notevolmente, e sono stato infastidito solo da qualche ulceretta mattutina dovuta alle interviste ai leghisti su La7. Per il resto, fisica, cibo e città d'arte: enjoy.

Ora sono tornato al lavoro, e all'informazione in tempo reale: Viareggio che salta in aria, il PresDellaRep che lancia ambigui appelli all'autocensura, papi che fa papi etc. Forse era meglio prima, forse è meglio non sapere.

In realtà, ovviamente, è proprio il non sapere che affligge l'Italia: non sapere quando finità questo schifo, quando la Sinistra sarà nuovamente degna di questo nome, quando un governo di destra si comporterà da governo di destra e non da decadente corte imperiale... Insomma, le solite cose.

Ma essere tristi non basta, tocca essere incazzati. Per ora siamo pochi a esserlo, e in realtà siamo più schifati che incazzati. Ma chissà, magari un giorno...
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categorie: viaggi, bologna
lunedì, 22 giugno 2009

Cartoline da Torino

Rieccomi dopo giorni di silenzio: è un bel po' che non mi sono più lasciato andare a sfoghi sul blog nonostante questo non sia, ovviamente, da attribuirsi al fatto che non abbia avuto occasione di inveire ai telegiornali almeno due volte al dì.

Torno all'attenzione del piccolo-medio pubblico senza considerazioni di carattere politico: non sono in vena. Di più: c'è ancora poca carne al fuoco, in questo momento, per avanzare proiezioni e ipotesi su come questa faccenda (l'Italia, intendo) andrà a finire. Voglio invece esporvi le mie considerazioni su Torino: da una settimana G. si è trasferita dalla natìa (universitariamente parlando) Bologna alla capitale dell'auto italiana per uno stage presso una grossa banca. E così il vostro affezionatissimo, non pago di dividersi fra Trieste, Roma e Bologna -distanti sì, ma sullo stesso asse ferroviario- ha inaugurato lo scorso giovedì il pendolarismo Nord-Orizzontale fra un estremo e l'altro della patria capoccia.

Il viaggio, innanzitutto: sette-otto ore sono lunghe, così lunghe che fanno sembrare Trieste-Roma una scampagnata; ma se ci si attrezza bene -libri, lavoro, giornali, film, una sacher, droghe pesanti- il tempo passa. Sicché sono rotolato a Torino, e con una ventina di minuti di tram sono pervenuto nella minuscola ma accoglientissima casetta di G.

Venerdì, giorno santo dell'Islam, non ho fatto nulla che si possa ricondurre a questa ieratica ricorrenza bensì mi sono messo a girare per la città come un deficiente, dalle 10 del mattino alle 6 del pomeriggio -fatta salva la pausa pranzo- camminando ininterrottamente sotto un sole cocente e un'umidità della madunìna (che evidentemente emanava meneghini influssi da sud-est).

La prima impressione che mi ha dato Torino è quella di una città come Cristo comanda, con mezzi pubblici, gente che cammina, negozi, traffico, bordello, rumore, asfalto, monumenti... insomma, una vera città. In molti potranno ritenerlo un paragone azzardato, ma credo che si possano fare dei paragoni fra Torino e almeno alcuni quartieri di Roma - caos e pulizia a parte, come ha giustamente notato G. Da un punto di vista squisitamente architettonico è una città monumentale, seria, nobile -non borghese, almeno non tanto- a tratti austera. Si sente pienamente l'eco di un passato imponentissimo, e spiace, sinceramente, dover associare quel passato a delle teste di cazzo come i Savoia. E' triste che una città così nobile e colta sia stata governata dalla peggiore monarchia d'Europa... ma a ben guardare lo stesso fenomeno si sta riproducendo a scala nazional-democratica.

I torinesi sono un miscuglio interessantissimo. Innanzitutto io credevo che l'immigrazione interna -dal Sud, per intenderci- fosse un fenomeno relegato nella Storia d'Italia, ormai diluito, e invece in tram basta chiudere gli occhi che sembra di trovarsi sulla corriera Catanzaro-Cosenza. Ma ci sono -e in numero maggiore di quanto credessi- anche i torinesi doc: sono indubbiamente molto cortesi, e se poi questa cortesia si dovesse rivelare falsa, beh, la preferisco di gran lunga alla schietta cafonaggine dei triestini...

Il mercato di Porta Palazzo dà una dimensione di quanto lontano dalla realtà sia il nostro ameno vecchino rincoglionito nazionale - mi riferisco al presidente del Consiglio: se è vero l'Italia non è una società multietnica, allora significa che siamo giunti finalmente a riconoscere l'unità della razza umana; ma non sono così illuso da cedere che papi faccia proprio questo illuminato pensiero, e ho gongolato nel vedere praticamente ogni possibile offspring del pianeta Terra fare la spesa in un mercato di quelli che credevo esistessero, in Italia, solo da Roma in giù. Un delirio di bancarelle, gestite da stranieri e frequentate da italiani e viceversa, un tripudio di voci, colori, urla, frutta e verdura (mi sono anche fatto fuori mezzo chilo di cerase!). Il tutto in un quartiere vetero-popolare di case un po' diroccate e viuzze strette e affascinanti - i capillari di un corpo imponente.

Ho visto poco di Torino, sebbene i miei piedi a questa affermazione reagiscano mandandomi a fare in culo; ma mi è piaciuto molto quello che ho visto e ho tutte le intenzioni di vedere molto di più, facendo tesoro delle opportunità che la Vita mi sta dando. La lontananza da Roma è un prezzo piuttosto caro, ma solo l'uomo penitente potrà passare indenne attraverso le sabbie calde della nostalgia traendo ristoro e accrescimento dalle ignote oasi che incontrerà lungo la strada; e di oasi, devo ammettere, ne sto incontrando molte e bellissime.


mole1_mottavio
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categorie: viaggi, torino, bella vita da fisico
mercoledì, 10 giugno 2009

Guardare il dito

Le elezioni sono passate, a dire la verità in modo molto più sommesso di come tutti noi avevamo previsto. L'exploit che papi Banana aveva minacciato da ognuno dei propri megafoni non c'è stato, poche voci del PDL -le più sfacciate- hanno provato a fomentare la base (o i vertici?) sostenendo che è stata una piena conferma dell'appoggio popolare al premier, altri hanno fatto notare la debolezza di simili affermazioni, altri ancora -il segreDario per primo- hanno parlato di un buon risultato per il PD, e questo può essere vero o falso a seconda di quanto male si temeva che si sarebbero fatti cadendo.

Ciò che mi sembra più interessante da rilevare è, comunque, proprio il silenzio stampa quasi totale ch eè seguito a questa consultazione elettorale, tanto più assordante da parte del governo se si pensa al fatto che, comunque, hanno fatto una discreta man bassa delle province. Molto, molto strano.

Oggi la notizia è l'arrivo del sor Gheddafi a Roma, dove ha piantato la tenda in senso non figurato (purtuttavia dormirà in una lussuosa villa secentesca: mica fesso l'amico). Lo psiconano annovera fra i propri migliori amici Bush, Putin e il dittatore libico (notare che nessuno nel PDL si scompone quando si utilizza il termine "dittatore"); tutto ciò mi fa tornare alla mente una vignetta di Altan, una vecchia vignetta, in cui i due personaggi si scambiano le seguenti battute:

- Craxi è rimasto solo.
- Quell'uomo continua a circondarsi delle persone sbagliate.

Sembra quasi che papi non si basti, che abbia bisogno del supporto di altri malfattori internazionali per sentirsi a prorpio agio. Triste, molto triste è colui che sostiene un uomo, che si asserve a un uomo la cui coerenza ideologica è seconda e subordinata all'interesse.

Sono moralista? Sì, per Dio, sì: hanno passato duemila anni a farci credere che la morale avesse a che fare con il nostro rapporto col sesso, ma era solo un modo per distogliere l'attenzione dal loro rapporto con la pecunia.


normal
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categorie: politica, elezioni, società
domenica, 07 giugno 2009

Capito, Dario?

Ho votato.
L'ho fatto per la Storia, per il PCI.
L'ho fatto per difesa, contro i nani e le ballerine.
L'ho fatto per abitudine, quella autolesionista.
Ma ora, avendo dato il mio voto, almeno avrò diritto di pretendere.
CAPITO, DARIO???

Ora mi rinchiudo nel silenzio stampa e, augurando buon voto a chi lo farà oggi, attendo con calma la pioggia.


sinistra_in_altoVignetta di Mauro Biani
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categorie: politica, elezioni
giovedì, 04 giugno 2009

Elezioni europee 2009 - intenzioni di voto

Il 6 e il 7 giugno in Itlaia si voterà per il Parlamento Europeo. Intendo qui illustrare brevemente le cosiderazioni che mi hanno portato alla scelta di votare Sinistra e Libertà.

  1. il Partito Democratico è il mio partito di riferimento, ma in questa fase politica non riesce a incarnare le mie posizioni: è troppo trattenuto, centrato, indefinito, timoroso. Il suo asse politico non punta in una direzione definita, e le sue contraddizioni interne lo indeboliscono. Io voglio un PD forte, deciso, convinto, e con una politica molto più marcatamente socialista, riformista, progressista, laica. Ragion per cui, con il mio voto -che comunque resta a sinstra ed è sacrosanto che sia così- voglio rafforzare in un contesto extranazionale un'area politica che rischia di perdere peso, sperando che in tal modo il PD sia trascinato in questa direzione affermandosi come forza di sinistra moderna e scevra delle limitazioni sessantottine di altri partiti.
  2. Sinistra e Libertà è un partito che rischia di non entrare al Parlamento Europeo per ragioni di quorum: per quanto intenso potesse essere il fastidioche provavo per Rifondazione, o la delusione nei confronti del polveroso PDCI, trovo comunque la loro espulsione dalla scena istituzionale un rischio che la nostra democrazia non può permettersi di correre, almeno non a lungo e solo come shock necessario, pena la fusione del Parlamento in una monoscocca bicolore priva di reali differenze, inabile a rappresentare il complesso panorama politico italiano.
  3. il voto è sempre pro E contro qualcuno. Se in queste elezioni la componente pro è scarsina, quell contro è più viva che mai. Bisogna votare contro Berlusconi, e insieme a lui contro una visione della società del tutto inammissibile per chi crede ancora in piccole cose quali la dignità dello Stato, il rispetto delle istituzioni, la libertà di stampa, la fratellanza contro l'individualismo, insomma la civiltà.
  4. Il mio voto non è come un diamante: la scelta del partito cui dare la preferenza non si protrae all'infinito e spero che alle prossime elezioni politiche o amministrative il mio voto possa andare al PD. Ma adesso non lo ritengo opportuno.
  5. i candidati. Purtroppo Sinistra e Libertà presenta, almeno nella circoscrizione Italia Centrale, delle liste molto migliori di quelle del PD, le ultime essendo costituite al 75% da gente d'apparato. Per il Parlamento Europeo la filosofia dovrebbe essere un'altra. Se avessi votato nel Nord Est avrei votato la Serracchiani (e anzi invito chi può a votarla), ma non mi è stata data quest'opportunità.
Al Partito Democratico auguro una vittoria schiacciante, e sono fiducioso che potrà godere della cosa più prossima a questa che le attuali condizioni socio-politiche consentiranno. Ma per quanto mi riguarda sento di dover votare in favore di una forza più a sinistra del PD, e che in questa campagna elettorale ha fatto meglio ed è stata penalizzata.


euparl
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categorie: politica, politica internazionale, società
martedì, 02 giugno 2009

Viva la Repubblica. Nonostante gli italiani.

Oggi ricorre la festa della Repubblica Italiana. Come ogni anno mi unisco a quanti celebrano questa occasione come momento di rinascita del Paese dopo venti anni di logorio dei corpi e delle anime, queste ultime offuscate da una dittatura che si è imposta nell'ignavia di una opinione pubblica distratta e di una classe politica inetta, debole e frammentata. In questa occasione vi propongo delle riflessioni su che cosa sia una repubblica, e cosa sia necessario fare pe mantenerla e farla crescere.

Io credo che la solidità e la piena realizzazione degli ideali repubblicani si basino sull'assunto che il popolo sia consapevole:

  1. del potere di autogoverno del quale esso stesso si investe
  2. di tutte le informazioni necessarie per operare una scelta opportuna e costituzionalmente coerente dei propri rappresentanti
  3. della subordinazione dell'operato dei rappresentanti al giudizio del popolo stesso
Oggi in Italia il popolo vive distrattamente e senza impegno diretto; non c'è partecipazione emotiva, prima ancora che effettiva, alla vita politica della Nazione, e questo stato di cose si riflette sia nella scarsissima mobilitazione civile riguardo a temi di interesse comune, sia nella vacuità del dibattito politico in periodo di campagna elettorale. Il popolo con sa, o ha dimenticato, di essere il depositario del potere di governo, e ritiene che ogni istanza che possa migliorare la propria vita proveniente dal governo sia un dono caduto dal cielo, e non il minimo sindacale che si richiede a persone pagate dallo Stato, e dunque dai cittadini, al preciso scopo di garantire il progresso della comunità.
La scarsa capacità di discernimento di fronte a eventi che minano la rispettabilità di questo Paese è in prima battuta da attribuirsi a organi di informazione che, senza nemmeno la necessità di ordini dall'alto, si mostrano proni a filtrare le notizie in modo da mostrare solo quegli aspetti della realtà che possano far piacere, o quantomeno non infastidire, il potere politico al governo, con buona pace del giornalismo d'inchiesta, strumento primario del controllo civile sull'operato della politica. Lo stato attuale delle cose vede una classe politica al potere infangarsi di menzogne ed eventi deplorevoli, senza che l'opinione pubblica, anestetizzata, mostri il minimo senso di sdegno per accuse che avrebbero portato un membro del governo di qualunque altro paese europeo o semplicemente civile a dimettersi.

La Repubblica è l'utopia di una comunità di persone che, nell'impossibilità pratica di stabilire regole condivise e rispettate da tutti e chiunque motu proprio, decide di eleggere a maggioranza dei rappresentanti che guidino la comunità nel pieno rispetto della totalità di quest'ultima e sulla base di regole condivise.

L'utopia si rivela tale nel momento in cui il popolo non è più in grado di eleggere responsabilmente i propri rappresentanti, e permette a questi di assumere l'indiscriminato controllo della comunità.

A quel punto, nel torpore generale, la degenerazione in un'altra forma di governo è solo questione di tempo.

Viva l'Italia, viva la Repubblica.


bandiera.italiana

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categorie: politica, società
mercoledì, 27 maggio 2009

La dipendenza da silicio nell societa' contemporanea

Dopo giorni di sole, piu' o meno umidi ma comunque caldissimi, oggi e' venuto ad allietarci (?) un bel diluvio coi controcazzi. Lungomare deserto, gioia di quei -a mio dire- pazzi che preferiscono il maltempo al sole, clima ideale per chiudersi in ufficio, lavorare e non rompere i coglioni.

Ma l'uccello padulo e' sempre in agguato: non faccio in tempo a rientrare nel mio antro di lavoro che ZOT!!! salta la luce. Una frazione di secondo, non di piu', ma quanto basta perche' tutti i nostri computer -e, a quanto pare, anche il main frame Shannon- vadano a sollazzarsi con donnine di facili costumi.

La cosa non sarebbe drammatica per la stragrande maggioranza delle categorie umane, ma per noi scienziati o scienziati-would-be e' il piu' nero degli incubi: l'istantaneo calo di tensione ha ucciso migliaia di processi che giravano sulle nostre macchine, mandando a pallino un numero considerevolissimo di potenziali Nature. Come se cio' non bastasse, la rete non si e' ancora attivata, e non possiamo fare niente.

A questo punto una spiegazione e' d'obbligo: cosa si intende con "niente"? L'essere tagliati fuori dalla rete ha un gran numero di implicazioni per chi, come noi, si bomba pesantemente di internet&simili. Prendiamo per primo l'aspetto piu' serio, che e' anche quello meno ovvio: niente rete = niente accesso al server = niente lavoro. Chi lavora esclusivamente sulla propria macchina d'ufficio (e non, per dire, sul portatile) non ha speranze di combinare un cacchio finche' non gli viene restituita la connessione. Ma a questo gia' consistente dramma si affiancano altrettanto drammatiche sciagure:

1. niente accesso a Repubblica. Siamo impossibilitati a scoprire quanta altra gente deve morire sul luogo di lavoro prima che venga dismessa questa vetusta nozione del'Italia come "paese civile", non possiamo rifarci gli occhi sulla sezione "mignottocrazia" (i.e. "le immagini - la curiosita'"), non possiamo godere del faccione del premier o del tafazzismo della sinistra. Dieu, che tortura.

2. Feisbuc! E ora come lo perdiamo il tempo, leggendo articoli? E io che volevo fare il test "Quando subirai il prossimo blackout?"...

3. No rete, no Skype. Invitare gi amici dell'ufficio accanto a prendere un caffe' al bar diventa sempre piu' complicato... Se poi non hai il numero di telefono del loro ufficio non puoi nemmeno trovarlo sul phonebook on line.

La nostra societa' vive in simbiosi con una rete che ne accelera sincopatamente le connessioni e aumenta a dismisura il numero di stimoli che si affacciano ai nostri occhi ogni mattino. Fior di psicologi e sociologi hanno scritto molto piu' e molto meglio di quanto potrei fare io su questo tema, ma mi domando: qualcuno del campo ha mai fatto uno studio approfondito sul grado di apatia e disperazione che permea i corridoi di un dipartimento di fisica durante un blackout?

Per tutelarmi dal ripetersi di questi eventi, dei quali con il caldo e i condizionatori prevedo un aumento esponenziale, d'ora in poi faro' backup ogni 10 minuti.

zombie pc
UPDATE: il fatto stesso che stiate leggendo questo post implica che la rete e' tornata.
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categorie: internet, società, brutta vita da fisico
martedì, 26 maggio 2009

The summer of '89

Oggi, col probabile entusiasmo di molti, non mi va di parlare di politica.

[applausi]

Che bisogno c'è? I fatti parlano da soli, papi è malmesso e io spero che la cosa peggiori esponenzialmente, e credo che quest'ultima novità del logo del PDL che appare dietro di lui nell'intervista dela CNN opportunamente modificata ad uso delle reti italiane sia un'altra gocciolina di benzina nel mare di combustibile nel quale lo vedremo, a dio piacendo, fare un grandioso spettacolo pirotecnico.

Ora, mantenendo fede alla promessa fatta in apertura e immediatamente delusa, smetto di parlare di politica. Oggi mi va di parlare di mare.

E ne ho tutte le ragioni: la giornata è stupenda, soleggiata, caldissima; non sembra nemmeno di stare a Trieste, ma più a sud. L'odore del mare purtroppo non è quello che si potrebbe sentire a Napoli o a Genova, o anche solo ad Ancona, ma tant'è, ci accontentiamo.

Tornando dal pranzo col capo si rifletteva sui viaggi per i luoghi di villeggiatura di quando eravamo piccoli. Io ricordo benissimo quelle interminabili traversate della Salerno-Reggio iniziate alle 5 del mattino per evitare la calura, per fare quelle che fino a qualche tempo fa si chiamavano "partenze intelligenti", almeno si chiamavan così fino a quando non abbiamo realizzato che intelligenti o stupide che fossero le partenze, sempre tardi si arrivava e sempre arrosto si finiva. La fatica inane di scaricare la macchina nonostante il logorìo del viaggio, la voglia di mollare i miei e correre a giocare coi miei -pochi- amici del villaggio in Calabria. L'atmosfera fresca, sonnolenta, polverosa della casa al mare, i consueti rumori di sempre - il campo da tenni e quello da calcetto, le macchine che uscivano dal cancello vicino casa nostra, la musica che proveniva dalla piscina. L'ispezione sistematica di quei mucchi di roba che giacevano lì da anni, ma che col rinnovarsi dell'estate riacquisivano mistero e meritavano una nuova esplorazione.

E poi la collina davanti casa, selvaggia, stracarica di odori di erba, paglia, liquerizia, cardi, che io ed Enzo abbiamo scrutato in lungo e in largo, alla ricerca di ciò che di volta in volta la nostra fantasia ci metteva in testa; e io come sempre a capo di brancaleoniche spedizioni, trascinavo con me gente che, a pensarci oggi, doveva essere davvero scema a seguirmi, per di più in imprese scriteriate come fottere buste di limoni dagli alberi del campo vicino al villaggio.

Soverato era poco lontana, polverosa e scassata come ogni città calabrese che si rispetti, viva e festaiola per tutto l'arco estivo... sospetto addirittura che d'inverno venisse sciacquata via dall'aspro Ionio e si rigenerasse all'inizio di aprile...

A volte mi sembra di aver vissoto molto più di una vita, mi sembra che i miei ricordi appartengano a decine di persone diverse, ogni momento che ho assaporato ha una personalità propria e si estende nelle due direzioni del tempo personificandosi come calvinesco cavaliere, una cavaliere che è ragazzo di calabria o pischello romano, viaggiatore d'Europa o pendolare laziale, uomo, adolescente o bambino.

Ma il caldo è sempre il mio vestito preferito. Sarà perché è quando sento la camicia appiccicarsi alla schiena che mi sento figlio di mio padre.


soverato56

(foto da qui)
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categorie: viaggi, ricordi, sud , bella vita da fisico
lunedì, 25 maggio 2009

Tremando sulla sedia - causa Grandi Opere

Non sarà il ponte sullo Stretto, ma qui in Zizza pare che ce la stiano mettendo tutta per far passare un restauro pre-vendita per un'opera colossale. Chi segue le mie esternazioni su Feisbuc sa che sotto la finestra del mio ufficio ci sono due-tre operai che cercano di distruggere un martello pneumatico per sfinimento; i rari momenti di silenzio (forse mentre i suddetti operai mettono un'altra supposta nucleare nel loro raggio della morte) hanno l'unico scopo di farti tornare in mente il concetto di silenzio, un attimo prima di farlo fuori con la pietà tipica di un cataclisma.

Questo gradevole strazio è il contesto delle riflessioni che, ben lungi dal rappresentare la mia applicazione al lavoro, affollano la mia testa in merito all'andazzo politico. Ci sono alcuni punti che in questi giorni mi prendono molto.


Punto Uno o Ma chi ce lo fa fare

Un mio amico, sconvolto dal livore e dagli spezzatini di vegato che riverso quotidianamente su Feisbuc (megafono di frustrazioni), mi interroga come segue: <<Devo essere sincero: non ce la faccio più a vederti così attento alla politica italiana. Lo sai o no che non ha senso? Lo sai o no che le cose da fare sono molto semplici ma nessuno (o quasi, con minime sfumature) le fa perché non rispondono ai nostri inteeressi ma a quelli dei loro padroni.>> E come gli dai torto? Però io non ce la faccio a non prendermela, perché -sarò matto- ma credo alle istituzioni repubblicane molto più di quanto non creda nelle persone che le gestiscono e rovinano; ragion per cui, anche nella rovina, nello strazio, nel palese magna-magna generalizzato, gettare la spugna continua a sembrarmi un voto a favore del nemico.


Punto Due o Chi minchia voto?

Il grande prato verde dove gemono le mie speranze vede fiorire i seguenti petali della mia rosa di possibili eligendi: PD, Sinistra e Libertà, Rifondazione-Comunisti Italiani.
Ora, messo agli atti che se dovessi votare i terzi li voterei per il PDCI e non per Rifondazione, che mi ha sonoramente rotto, non riesco a prendere una decisione convinta su nessuno di questi. Probabilmente voterò PD a naso tappato senza far vedere che mi porto in cabina elettorale una cassa di vane speranze, oppure -questo dipende dalle cazzate che il compagno Dario potrà fare a ridosso del voto- voterò SeL forte della stima che per esso hanno tante persone che stimo a mia volta, ma con lo stesso livello di convinzione che riserverei al PD, ossia un nientesimo dell'auspicabile. Ma una cosa mi sembra più importante di ogni altra: votare un partito che non rientri nell'area di Papino il Breve. Dico questo perché il voto, checché se ne dica, è sempre SIA a favore SIA contro, e se i berlusconiani dicono che non si può votare solo per avversare il nano, beh, a mio dire hanno ragione a metà. Ci sono priorità nella vita, e bere acqua è più importante di bere succo di frutta.


Punto Tre o Papino c'è o ci fa?

Questo punto è solo una breve domanda: come si fa a guardare negli occhi una persona e affermare con convinzione che il Berlusca non è un vecchio maiale, non è un rincoglionito figomane, non fa pena a truccarsi come una mignotta alla sua età? L'aspetto umano del nano è di importanza infinitamente inferiore al suo sconcertante operato politico, ciononostante è di drammatica entità. Chi sostiene una persona simile sostiene la visione delle donne che potrebbe avere un protettore di puttane, un vecchio bavoso a caccia di fichette che lo aiutino a dimenticare che senza i suoi soldi -senza i suoi medici, senza i suoi adulatori- è solo un povero vecchio, basso, calvo e privo di una moglie che lo ami.

Sta per succedere qualcosa di grosso, e per una volta potrebbe essere bello.


vecchio
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categorie: politica
sabato, 09 maggio 2009

Ancora cinque minuti

Svegliarsi una mattina a Trieste, accendere il computer, leggere le notizie, sentire delle fibre spezzarsi all'interno del petto, là dove trovano riparo la dignità e la coscienza civile.

E' quello che mi succede ormai ininterrottamente da settimane, mesi. Mi succede anche leggendo su L'Internazionale come ci vedono "gli altri", gli stranieri, gli europei (quelli veri); cosa pensano di noi.

Quando ero adolescente, quando andavo al liceo, non avevo la percezione della società che ho adesso. Non voglio dire che ora ne abbia una percezione completa e totale: solo che all'epoca era minore di adesso. Eppure, per quello che potevo percepire tramite giornali e telegiornali, guardandomi intorno e parlando con le persone, il nostro non era un Paese di cui vergognarsi. Da quando è nata, l'Italia ha avuto problemi molto particolari ma anche difficoltà molto grandi: avevamo un parlamento debole, ma almeno era una monarchia parlamentare; abbiamo mandato milioni di italiani al fronte, quasi disarmati e inesperti, ma abbiamo liberato il paese dall'invasore austriaco e abbiamo fatto l'Italia; abbiamo avuto il fascismo e le leggi razziali, ma non è stata in quel periodo, purtroppo, la sola Italia ad attraversare questa fase; e poi abbiamo avuto i partigiani, la rivolta popolare, le quattro giornate di Napoli, la Repubblica. Abbiamo cacciato a pedate i Savoia, e maledico il giorno in cui li abbiamo fatti rientrare.

E ora, cosa succede? Da quando la Prima Repubblica si è sfaldata dalle sue ceneri sono emerse delle creature infernali: una sinistra frammentata, delusa, priva di ideali coesivi, e una destra che non è mai stata così populista e dominata dal culto del capo. E comunque dieci anni fa non credevo che, pur nel dramma, avremmo raggiunto un simile livello. Si è perso quasi del tutto il senso di vergogna che anche ad un paese sospettoso del forestiero come il nostro non era mancato nei momenti peggiori. Siamo governati da capetti piccoli dentro e fuori che gongolano all'idea di aver rispedito in bocca alla morte 227 uomini e donne, imponendo una simile violazione della legge del mare ai nostri marinai. Consideriamo del tutto normale che un presidente del consiglio si comporti da pagliaccio e tratti le donne come nemmeno il buon Califano è uso fare, e la cosa più vergognosa è l'entusiasmo delle donne stesse nell'essere trattate così. Perdoniamo e difendiamo questi comportamenti con la scusa che "non fa mica del male a nessuno", come se il non scendere nel penale sia l'unico limite imponibile  a un capo del governo. Riteniamo che sia poco più dia una simpatica provocazione il fatto che un figlio di puttana, un pezzo di merda schifoso, un elemento di vergogna per il genere umano qualunque si permetta di suggerire di mettere in metropolitana dei sedili riservati ai milanesi. Se fossi ebreo, credo che avrei già organizzato una raccolta di letame da riversare davanti alla casa di questo revival umano del più buio momento del Paese.

Cosa succede all'Italia? Cosa ne è di quelle persone che si indignavano per molto meno? Sono tutti a dormire?

Mi viene in mente di quando ero piccolo e, come tutti credo, quando mia madre veniva a svegliarmi per andare a scuola le chiedevo di poter restare al letto altri cinque minuti. Forse la dignità degli italiani sta facendo altrettanto: aspetta che accada qualcosa di grosso per svegliarsi, e nel frattempo rimane ancora un po' a poltrire mentre, là fuori, la gente riempie già gli autobus, lasciandoti fuori.
piazzato qua da rougho alle ore 11:18 | link | commenti (1) | commenti (1)
categorie: politica, società

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