Rieccomi dopo giorni di silenzio: è un bel po' che non mi sono più lasciato andare a sfoghi sul blog nonostante questo non sia, ovviamente, da attribuirsi al fatto che non abbia avuto occasione di inveire ai telegiornali almeno due volte al dì.
Torno all'attenzione del piccolo-medio pubblico senza considerazioni di carattere politico: non sono in vena. Di più: c'è ancora poca carne al fuoco, in questo momento, per avanzare proiezioni e ipotesi su come questa faccenda (l'Italia, intendo) andrà a finire. Voglio invece esporvi le mie considerazioni su Torino: da una settimana G. si è trasferita dalla natìa (universitariamente parlando) Bologna alla capitale dell'auto italiana per uno stage presso una grossa banca. E così il vostro affezionatissimo, non pago di dividersi fra Trieste, Roma e Bologna -distanti sì, ma sullo stesso asse ferroviario- ha inaugurato lo scorso giovedì il pendolarismo Nord-Orizzontale fra un estremo e l'altro della patria capoccia.
Il viaggio, innanzitutto: sette-otto ore sono lunghe, così lunghe che fanno sembrare Trieste-Roma una scampagnata; ma se ci si attrezza bene -libri, lavoro, giornali, film, una sacher, droghe pesanti- il tempo passa. Sicché sono rotolato a Torino, e con una ventina di minuti di tram sono pervenuto nella minuscola ma accoglientissima casetta di G.
Venerdì, giorno santo dell'Islam, non ho fatto nulla che si possa ricondurre a questa ieratica ricorrenza bensì mi sono messo a girare per la città come un deficiente, dalle 10 del mattino alle 6 del pomeriggio -fatta salva la pausa pranzo- camminando ininterrottamente sotto un sole cocente e un'umidità della madunìna (che evidentemente emanava meneghini influssi da sud-est).
La prima impressione che mi ha dato Torino è quella di una città come Cristo comanda, con mezzi pubblici, gente che cammina, negozi, traffico, bordello, rumore, asfalto, monumenti... insomma, una vera città. In molti potranno ritenerlo un paragone azzardato, ma credo che si possano fare dei paragoni fra Torino e almeno alcuni quartieri di Roma - caos e pulizia a parte, come ha giustamente notato G. Da un punto di vista squisitamente architettonico è una città monumentale, seria, nobile -non borghese, almeno non tanto- a tratti austera. Si sente pienamente l'eco di un passato imponentissimo, e spiace, sinceramente, dover associare quel passato a delle teste di cazzo come i Savoia. E' triste che una città così nobile e colta sia stata governata dalla peggiore monarchia d'Europa... ma a ben guardare lo stesso fenomeno si sta riproducendo a scala nazional-democratica.
I torinesi sono un miscuglio interessantissimo. Innanzitutto io credevo che l'immigrazione interna -dal Sud, per intenderci- fosse un fenomeno relegato nella Storia d'Italia, ormai diluito, e invece in tram basta chiudere gli occhi che sembra di trovarsi sulla corriera Catanzaro-Cosenza. Ma ci sono -e in numero maggiore di quanto credessi- anche i torinesi doc: sono indubbiamente molto cortesi, e se poi questa cortesia si dovesse rivelare falsa, beh, la preferisco di gran lunga alla schietta cafonaggine dei triestini...
Il mercato di Porta Palazzo dà una dimensione di quanto lontano dalla realtà sia il nostro ameno vecchino rincoglionito nazionale - mi riferisco al presidente del Consiglio: se è vero l'Italia non è una società multietnica, allora significa che siamo giunti finalmente a riconoscere l'unità della razza umana; ma non sono così illuso da cedere che papi faccia proprio questo illuminato pensiero, e ho gongolato nel vedere praticamente ogni possibile offspring del pianeta Terra fare la spesa in un mercato di quelli che credevo esistessero, in Italia, solo da Roma in giù. Un delirio di bancarelle, gestite da stranieri e frequentate da italiani e viceversa, un tripudio di voci, colori, urla, frutta e verdura (mi sono anche fatto fuori mezzo chilo di cerase!). Il tutto in un quartiere vetero-popolare di case un po' diroccate e viuzze strette e affascinanti - i capillari di un corpo imponente.
Ho visto poco di Torino, sebbene i miei piedi a questa affermazione reagiscano mandandomi a fare in culo; ma mi è piaciuto molto quello che ho visto e ho tutte le intenzioni di vedere molto di più, facendo tesoro delle opportunità che la Vita mi sta dando. La lontananza da Roma è un prezzo piuttosto caro, ma solo l'uomo penitente potrà passare indenne attraverso le sabbie calde della nostalgia traendo ristoro e accrescimento dalle ignote oasi che incontrerà lungo la strada; e di oasi, devo ammettere, ne sto incontrando molte e bellissime.
